Ed era sempre marzo

2009

film

“Ed era sempre marzo” intende essere un viaggio che affonda le proprie radici in una storia reale, amara, di speranza e di lotta, una storia che per una volta non ha bisogno di essere inventata.
Luglio 2005. Una malattia rarissima colpisce all’improvviso Ila: da un giorno all’altro, si ritrova in un corpo privo di ricordi, senza alcuna cognizione di sé e del mondo attorno. Una vita appesa ad un filo, da ricostruire, rimodellare, reimparare. Questo progetto vuole raccontare l’attesa, la speranza, l’assurdità dei numeri, delle statistiche, di un mondo medico che non dà speranza, di una forza di volontà che fa l’impossibile. Tutta la disarmante impotenza di fronte ad una malattia, che improvvisamente cancella la memoria, la capacità di comprendere, di riconoscersi, di capire.
“Ed era sempre marzo” parla di tutto questo. Una storia d’amore che si srotola nella narrazione tramite l’espediente della lettera, il cui destinatario è un “amore mio” così ridondante da tramutarsi quasi in una nenia. Una storia di lotta, per la sopravvivenza, ma soprattutto, per la definizione di sé, in un mondo che, da un giorno all’altro, diventa tutto da rivedere. Un’adulta che torna bambina di nuovo, e deve imparare chi è e come funzionano le cose: e, dimenandosi contro un male che consuma e svilisce, lotta per ricostruirsi un’identità, una forma, e infine, una memoria.
Un lavoro sulla malattia, ma anche, e soprattutto, sulla memoria: sull’esile esistenza appesa ai ricordi, sulla fragile condizione di un essere umano, che rappresenta tutti gli esseri umani, costretta all’improvviso a ricominciare da zero, a tornare bambina e imparare nuovamente tutto, con l’amara consapevolezza di essere rimasta in vita, ma senza alcun ricordo di ciò che c’era prima.

“Ed era sempre marzo” rappresenta il primo lavoro di una trilogia sulla memoria, intitolata “Chronic_les”.
Il progetto si concentra sulla rappresentazione, da una parte, del significato di malattia cronica, che diventa cronica ricerca di se stess*; dall’altra, nasce e si sviluppa dentro le “cronache”, racconti, storie, immagini, che tessono la memoria, che ricordano, che inducono a ricordare e a ricordarsi.
Il secondo lavoro della trilogia è stato presentato la scorsa estate: l’installazione, dal titolo “In_visible memory of”, che viaggia sul limite tra visibilità e invisibilità quando si tratta di morte.