In_visible memory of

2010

installazione

 

16 luglio 2005. Ila, alias Goghi, si trova a lottare tra la vita e la morte a causa di una malattia che le fa perdere la memoria e l’uso della parte destra del suo corpo. Riesce a sopravvivere e, con il tempo, a rimettersi. È un episodio che non solo la segnerà per sempre, ma che costituisce una vera e propria morte della persona che era prima, data anche dal violento annullamento della memoria e di gran parte dei ricordi.
Mara, alias Goghi, quale amica, amante, compagna, e parte complementare del duo Goghi&Goghi, diventa così la custode della memoria della quale Ila è stata privata.
La morte rappresentata è il momento in cui tutto ciò che è indefinibile e innominabile, deve prendere una forma, per rientrare nei parametri e nelle narrazioni dominanti. È dunque il momento in cui l’invisibilità di un rapporto, di amore, di amicizia, di lavoro, diventa massimamente visibile, in un paradosso che si può solo spiegare con una epigrafe che fa rientrare il tutto in un termine conosciuto: quell’Amica, definizione tanto rassicurante quanto delegittimante e sprezzante.
La non-morte, o morte mancata, comporta dunque un relegamento nella condizione di invisibilità, che ha bisogno del paradosso della sua messinscena per poter essere visibile e quindi riconoscibile.
Il ricordo diventa denuncia, il commemorare diventa un grido intimo, privato, racchiuso nella mestizia di un altare domestico che raccoglie gli oggetti più cari per Ila prima della morte. Tuttavia, diventa, nell’epigrafe, anche una rivendicazione intrinsecamente collettiva rispetto ad un’invisibilità che riguarda tutti i legami non considerati “normali” e quindi legittimi.

Il dramma dell’invisibilità è un urlo collettivo.

installazione realizzata per la mostra collettiva Equipe_Show , Equipe 5,  Mezzolombardo (TN) – curatrice Alessia Carli